Ti senti scaricə di ogni tua energia? O stai semplicemente vivendo un blocco in qualche settore della tua vita? Il punto è che comunque non ne capisci il perchè, vero?
Secondo le antiche tradizione sciamaniche, il nostro corpo non è composto solo da materia, bensì anche da centri energetici chiamati chakra. Quando questi centri perdono la loro naturale armonia, anche il tuo equilibrio interiore può risentirne.
Si sentono molte cose riguardo ai chakra: in genere si conosce che sono sette come i colori dell’arcobaleno e che fanno parte di una tradizione pervenuta a noi dalla lontana India. Ora cerchiamo di scoprire insieme ciò che ci hanno tramandato le differenti culture ancestrali.
Indice
- Il concetto di Energia Universale come fonte di Vita
- I chakra, centri energetici per la tua crescita personale
- Come capire se un chakra è bloccato: il valore della medicina energetica
- I sette chakra maggiori secondo la tradizione induista
- Muladhara, il chakra radice: sicurezza, stabilità e senso di appartenenza
- Disequilibrio a Svadhisthana, il chakra sacrale? Anche la tua creatività starà vivendo un blocco
- Manipura, il Plesso Solare, il terzo chakra che custodisce la tua volontà e la tua Luce
- Anahata, il chakra del cuore: emozioni, relazioni e guarigione energetica
- Vishuddha, il quinto chakra della gola, dove la comunicazione delle tue emozioni è al centro
- Ajna, il terzo occhio, il sesto chakra per sviluppare intuizione e chiarezza interiore
- Sahasrara, il settimo chakra dell'illuminazione divina
- Due chakra fondamentali per il nostro percorso verso la Luce
Il concetto di Energia Universale come fonte di Vita
Abbiamo già esplorato il concetto di energia in questo articolo.
Quello che vogliamo approfondire qui è come questa energia si muova attraverso il nostro corpo energetico e come questa stessa energia venga incanalata per raggiungere ogni parte di te.
Il campo energetico: come siamo fatti nella nostra totalità
Partendo dal presupposto che siamo composti da differenti forme di energia tra cui anche quella fisica, cominciamo ora a conoscere i vari livelli.
Le densità che ci compongono sono differenti: quella del corpo fisico è un’energia molto compatta, dunque tangibile (con lo stesso sistema dell’accendino per il gas liquido); il corpo spirituale divino, invece, è pura Luce dunque un’energia brillante evanescente.
Come queste energie si incastrino e si rinnovino tra loro è proprio il tema del nostro studio. Noi, infatti, siamo strutturati a livelli, oguno con il proprio compito e la propria densità.
Il corpo spirituale, detto anche Spirito, è la nostra parte più profonda ed energeticamente vicina alla Luce. Situata a livello del nostro cuore fisico, lo Spirito è quell’energia che ci permette di essere in Vita. Per gli antichi Egizi era l’Akh, quella forza vitale in grado di stare tra gli Dei una volta che il corpo fisico avrebbe cessato la sua funzione.
Anche per noi occidentali lo Spirito è quella parte che giace ancora con l’Altissimo, in attesa del ricongiungimento con la nostra Anima, ponte tra Spirito e corpo.Spesso questi due termini, Anima e Spirito si riferiscono alla medesima cosa, ma si cerca di distinguerle per il semplice fatto che l’Anima pare sia più vicina al mondo materiale, mentre lo Spirito rappresenta l’unione diretta con il Divino, come componente superiore per consentirci di vivere.
Poi ci si imbatte nei rispettivi corpi mentale, fisico e causale.
Del mentale e del fisico se ne possono intuire le emanazioni: il corpo mentale è legato alla nostra parte razionale, mentre il corpo fisico è la nostra parte materiale, dove proviamo dolore e siamo soggetti al passare del tempo.
Il corpo causale, invece, è la parte che custodisce le nostre esperienze emotive, quelle relative ai traumi di questa vita e di quelle passate. Questo è il corpo che registra più interferenze, perchè, se non guarito nel profondo la nostra barriera di protezione da parte di agenti esterni potrebbe assottigliarsi. Si riesce a sviluppare nei limiti dei 15 centrimenti dalla nostra pelle e si dice sia l’emanazione dell’espansione proprio del nostro Spirito.
E, appunto, quest’ultimo strato è la nostra “barriera”, quella che definiamo comunemente Aura, anche se questo termine si riferisce all’emanazione energetica in generale.
Questi differenti corpi sono tutti alimentati da energia, quell’energia che compone ogni cosa.
L’energia proveniente direttamente dal Divino viene ricevuta da quello che è il settimo chakra, viene poi smistata in tutto il corpo e trasferita a differenti livelli per adattarsi alle sue varie forme.
Per questo si parla oggi di medicina energetica: considerando anche il corpo un’emanazione di questa energia, possiamo assolutamente beneficiare di questo flusso non solo a livelli più profondi e quindi spirituali, ma anche a livelli concreti e tangibili relativi al corpo stesso.
Chiaramente con tempistiche differenti, perchè, se un gas si propaga immediatamente, un liquindo denso, come ad esempio la lava vulcanica, ci mette molto più tempo ad arrivare a destinazione.
Ma qui ci focalizzeremo sulla parte più profonda, per conoscere cosa sono i chakra e come questi possono supportarci nella nostra vita e verso una crescita personale interiore.
I canali energetici: dove scorre il nostro naturale flusso
Come facciamo a continuare a far circolare energia nel nostro corpo? Esattamente come il nostro cuore non smette di battere.
Ovvero ci sono canali e centri che continuano questo lavoro h24, per consentirci di ricaricarci e rigenerarci affinchè la nostra energia abbia sempre alti valori di vitalità.
Esattamente come all’interno del nostro corpo fisico ci sono vene e capillari che portano il sangue in ogni anfratto, nel corpo energetico globale ci sonocanali energetici che attingono energia divina e la smistano in quella personale.
Infatti qui dobbiamo fare una distinzione:
- l’energia divina è quella che proviene direttamente dalla Fonte, colei che ha generato la nostra personale energia per consentirci la Vita, dunque gli angastrom (o Unità Bovis, che approfondisco qui) che possiede sono altissimi;
- l’energia personale è l’unione di quella del nostro Spirito, più pura, insieme a quella che circola in tutti i nostri corpi, dunque soggetta a interferenze, disarmonie, abbassamenti di potenza etc…
Alcuni di questi canali energetici, e qui stiamo parlando dei due dalla portata maggiore, posizionati proprio lungo la nostra colonna vertebrale, creano dei centri di accumulo di energia, come fossero dei piccoli cuori che pulsano e grazie al loro movimento rimettono in circolo l’energia. Stiamo parlando dei famosi chakra.
I chakra, centri energetici per la tua crescita personale
Come abbiamo appena visto, i chakra sono punti nevralgici per la circolazione naturale della nostra energia. Ma come si formano? E soprattutto come possono permettere una ricarica profonda del nostro Spirito.
Lo vediamo insieme adesso, analizzando le loro caratteristiche.
Come si formano i chakra?
Il canale energetico principale dove fluisce la nostra energia è come se formasse una linea retta che suddivide il nostro corpo in due sezioni, la parte sinistra e quella destra.
Questo canale è posizionato proprio al centro, cosicchè i centri energetici perimetrali (ovvero il primo e l’ultimo chakra) si guardino e possano scaricare o caricare la nostra energia.
Vedremo, infatti, che i chakra perimentrali, ovvero quelli che delineano un inizio e una fine, hanno proprio la funzione di scaricare le nostre tossine energetiche (ovvero ciò che non risuona con il nostro flusso naturale) e di attingere nuove energie direttamente dalla Fonte per rigenerarci.
Dunque in questo canale non scorre solo la nostra energia personale, bensì anche quella che dev’essere scaricata e quella che può rigenerarci.
In questa rete complessa di scambio energetico si formano i chakra, posizionati proprio lungo l’asse del canale energetico, di cui cinque dei sette canonici si trovano proprio sulla nostra colonna vertebrale.
Gli altri due, lo abbiamo appena detto, si trovano l’uno parallelo all’altro per consentire uscita e ricarica.
Ti lascio qui un piccolo estratto della dispensa del corso Guarisci i tuoi chakra:
La caratteristica di questi sette chakra è proprio quella di essere una sorta di imbuti, ovvero hanno la capacità ed il compito di incamerare l’Energia Universale proveniente direttamente dalla Fonte, di cui l’ingresso principale è dalla nostra estremità situata sulla testa, e di unificarla a quella nostra personale, proveniente dal nostro corpo energetico, scaricando quella che non è più in armonia con noi.
I chakra sono proprio questo: dei contenitori in cui coinvogliano due energie che si fondono. Perciò sono spesso raffigurati come inbuti (una sorta di raccoglitore dove da poi sgorga l’energia da smistare) o di vere e proprire ruote.
Entrambe le versioni sono utili a comprendere come i chakra siano centri energetici sempre in costante movimento, esattamente come il nostro cuore per riuscire a pompare il sangue.
Ma la versione di ruote di luce luminose composte da energia ci consente di addentrarci meglio nella materia.
Cosa significa chakra. Davvero ne esistono solo sette?
La parola chakra deriva dal sanscrito e significa ruota, perché qui l’energia vortica, sia per amalgamarsi con quella di derivazione divina sia per dirigersi ovunque all’interno del nostro corpo energetico.
Solitamente si sente parlare di sette chakra, in realtà ne estono molti di più e addirittura in altre tradizioni non ci si ferma solo al sette.
Per la cultura sciamanica andina, ad esempio, esistono nove chakra, due sono posizionati fuori dal nostro corpo: l’ottavo in comunione con tutto il creato e il nono è proprio il cuore della Fonte.
Ma non solo, sparsi in tutto il nostro corpo energetico vi sono ancora altri chakra, più piccoli e non della stessa importanza ma dal medesimo significato, ovvero quello di smistare la nostra energia.
Ne esistono all’incirca mille sparsi per tutto il corpo, secondo i suoi assi (la medicina cinese ne fa riferimento), denominati minori poiché non così grandi e soprattutto perché non hanno la capacità di recuperare direttamente l’Energia proveniente dalla Fonte.
Ci sono poi i chakra secondari che svolgono supporto ai principali e sono localizzati all’esterno del canale centrale ovvero sulle spalle, sotto le costole, dalle anche, all’interno delle ginocchia e delle caviglie, nel centro dei palmi di mani e piedi, all’interno dei gomiti e dei polsi.
Insomma, la parola chakra vuole avvicinarci alla concezione di un vortice che dentro di noi esiste per consentirci la Vita. Perchè, infatti, la defizione di energia è proprio una forza che genera vita dal suo movimento.
Quindi non ne esistono solo sette, bensì molti di più. Ma quei sette (o nove) hanno caratteristiche uniche, che meritano un’attenzione particolare.
Il tuo benessere racchiuso nei chakra maggiori
Occupiamoci quindi di approfondire il tema di questi sette chakra principali rimanendo nella dottrina induista, in quanto dalla loro armonia dipende l’equilibrio del tuo corpo energetico, proprio perché sono talmente importanti che guarendo loro tutto il resto li seguirà verso un benessere profondo.
Infatti, secondo la tradizione indù (e anche secondo quella andina), questi centri energetici sono posizionati su fasci di nervi e governano una ghiandola endocrina di riferimento. Già da qui si può intuirne la loro forza ed importanza.
Siamo tutti consapevoli delle conseguenze della tempesta ormonale in fase adolescenziale e siamo altrettanto consapevoli della potenza del dolore dei nervi nel momento in cui si infiammano.
Ecco, da qui si evidenzia come la salute dei chakra sia molto importante per il tuo benessere globale.
Quando un chakra non fluisce correttamente, ovvero che la sua energia non scorre come dovrebbe ma incontra un abbassamento frequenziale o direttamente un blocco emotivo, l’organo o gli organi a lui corrispondenti subiranno inevitabilmente un processo di malessere che indicherà appunto uno scompenso energetico.
Questo processo si definisce disarmonia del chakra, delineando una configurazione specifica di un’energia che non riesce ad alimentarsi per rigenerarsi a sufficienza e riprendere il suo naturale movimento circolare.
E attenzione, qui non stiamo parlando di patologie fisiche, bensì disturbi a livello più profondo.
Quando un chakra non è in equilibrio, noi viviamo una sensazione quasi di svuotamento, come se una parte di noi non fosse allineata, e in effetti è proprio così.
Vedremo in seguito come ciascun singolo chakra abbia una caratteristica unica relativa a un nostro settore di vita quotidiana, come volontà o comunicazione. Vivere un blocco a quel livello significa semplicemente non trascorrere la propria esistenza con la giusta vitalità e con la motivazione del proprio scopo di vita.
Ma, come abbiamo visto, anche il corpo è composto da energia, dunque è possibile che, quando si riscontra una disarmonia a un determinato chakra, anche i sintomi fisici vi si allineino e compaiano in un determinato punto o organo.
E per disarmonia qui intendiamo non solo una carenza energetica dovuta ad abbassamento energetico o a blocchi emotivi, bensì anche a un eccesso energetico.
Le cause possono essere molteplici, dovute ad un blocco dei chakra confinanti e quindi l’energia non fluisce come dovrebbe creando un accumulo oppure un sovraccaricato di lavoro per qualche stress che si sta verificando nel momento.
L’operatore deve necessariamente percepire questi scompensi e provvedere a trovare la giusta medicina, ovvero il corretto supporto che l’energia del chakra richiama per consentirgli di riprendere il suo flusso naturale.
Se non hai mai provato un riallineamento dei tuoi chakra e senti che ora è arrivato il momento per farlo, ti lascio qui il servizio che propongo che utilizza radiestesia e pratiche sciamaniche per consentirti di ritrovare il giusto equilibrio. Clicca qui per scoprire il trattamento sciamanico.
Come avrai capito, ogni chakra è un mondo vero e proprio e, secondo la tradizione diffusa prevalentemente in India e in Tibet, ciascuno di questi centri energetici ha un nome, un colore, una frequenza e una parte del corpo fisico di riferimento (ghiandole endocrine comprese).
Conoscere la corretta funzionalità dei chakra è il punto di partenza per assaporare un benessere complessivo, sia dal punto di vista emotivo che spirituale.
Come capire se un chakra è bloccato: il valore della medicina energetica
Abbiamo visto come i chakra siano fondamentali per rinnovare la nostra energia in maniera efficace. Ma per permettere che ciò avvenga, dobbiamo fare in modo che questi centri energetici fluiscano secondo la loro natura.
Nelle singole descrizioni dei rispettivi chakra abbiamo visto cosa significa avere un chakra in armonia o disarmonia. Se è tutto in equilibrio, ogni settore della tua Vita è allineato con quelli che sono i tuoi progetti ed i tuoi sogni affini al tuo potenziale. Ma se qualcosa ti blocca, significa che all’interno di un chakra una ferita è ancora aperta.
Il blocco di un chakra infatti avviene quando si è subito in passato un trauma, una situazione dolorosa che non ti ha permesso di conquistare le vette che volevi raggiungere.
Il blocco è dunque un indicatore che vuole farti soffermare su qualcosa che dal passato ancora “ti pesa” e che quindi non ti permette di far fluire la tua energia. Così percepisci un freno verso un particolare settore della tua Vita.
Per blocco non si intende che quel chakra non lavora più, non fa più muovere l’energia al suo interno, bensì è una situazione in cui si vede la sua energia scorrere, ma più lentamente, con meno forza del solito, come se fosse bloccata appunto da qualcosa in qualche punto.
Immagina il blocca di un chakra come una diga che rinchiude l’acqua: da qualche spiraglio l’acqua continua a fluire, ma il bacino potenziale che racchiude è immenso. Ecco, stessa cosa.
Quando un chakra presenta un blocco o una disarmonia significa che hai vissuto o stai vendo situazioni dolorose, che ti hanno impedito di manifestare la vita che desideri.
Un classico esempio sono le imposizioni che magari abbiamo avuto da bambini per il nostro futuro, imposizioni che non abbiamo digerito e che quindi non ci hanno permesso di esprimere il nostro potenziale: tutto questo risuonerà con il tuo terzo chakra. O, ancora, le delusioni in Amore, che non ci permettono più di essere pronti ad accogliere serenamente una nuova persona nella nostra vita.
Tutto questo “ci frena”: ecco perchè la medicina energetica vuole aiutarti a connetterti a queste energie e farle fluire per liberarti dal dolore e consentirti di vivere la tua Vita da protagonista, secondo la tua natura.
Se vuoi approfondire su cos’è la pratica sciamanica e come può supportare il tuo cammino verso la realizzazione dei tuoi sogni, puoi leggere questo articolo.
Come riequilibrare i chakra
Immagina i tuoi chakra come fonti di puro potenziale per te, dunque grandi quanto il tuo stesso corpo fisico. Ovviamente nei punti predisposti, ma più o meno un chakra per definirsi in armonia è perchè occupa un campo ampio quanto il nostro corpo.
E siccome sappiamo che custodiscono energia, dovremo essere bravi ad individuare ciò che risuona con loro per permettergli di raggiungere l’equilibrio, il loro naturale flusso.
Questo per dirti che non esite una tecnica efficace per tutti per restituirti l’armonia, esiste semplicemente la tua.
Certo, ci sono parecchi strumenti, forniti principalmente dalla Natura, per accompagnarti in questo cammino, ma ci tengo a farti sapere che devi trovare il tuo. Anche perchè, a volte, quando ne funziona uno, poi non è detto che una prossima volta funzioni ugualmente.
Il segreto è l’ascolto, è il percepire la propria energia. Facile? Assolutamente no a livello personale, ed ecco perchè esistiamo noi operatori, per accompagnarti verso il sentiero più adattto a te. E spoiler: anche noi operatori ci facciamo aiutare a nostra volta, proprio perchè sentirti è spesso giudicarsi, quindi la mente mette il proprio zampino, facendoci perdere il focus.
Quindi, se vuoi approfondire meglio come poter riequilibrare i tuoi chakra, parti dal sintomo che hai, poi guarda qui tra i benefici che la pratica sciamanica può restituirti e trova quello più affine a te. Nei singoli articoli propongo sempre piccoli aiuti concreti per armonizzare la propria energia.
E partire da una buona base di consapevolezza di come siamo fatti davvero nel profondo aiuta moltissimo.
I sette chakra maggiori secondo la tradizione induista
Sappiamo esserci sette centri energetici maggiori, posizionati su una sorta di linea retta che li connette tutti.
Questa linea è in realtà il nostro canale principale del flusso energetico, situata a livello della colonna vertebrale, fino a raggiungere il perineo, sede del primo chakra maggiore, e della cosiddetta fontanella, sede del settimo chakra.
In questa sezione analizzeremo i sette chakra rispettando la tradizione indù, ma non tralasceremo quella andina, specificandone i suoi simboli e considerando, nel capitolo successivo, anche gli altri due chakra maggiori che questa tradizione ci ha tramandato.
La loro numerazione parte dal basso, ovvero il primo chakra è più a contatto con la Terra, proprio quello posizionato a livello del nostro perineo.
Iniziamo questo viaggio, comprendendo le caratteristiche dei singoli chakra e il loro valore.
Muladhara, il chakra radice: sicurezza, stabilità e senso di appartenenza

In questa immagine vediamo come lo rappresenta la tradizione induista: è un fiore di loto rosso a quattro petali, simbolo portatore di Luce durante periodi bui. Al centro vi troviamo un quadrato ed un triangolo rovesciato, per simboleggiare energia vitale, il primo rappresenta la stabilità, mentre il secondo è il simbolo della Terra che proietta l’energia del radicamento.
Il colore rosso rubino è in riferimento al controllo e alla sicurezza.
Secondo la tradizione indiana e tibetana il nostro primo centro energetico prende il nome in sanscrito di Muladhara.
La Terra è l’elemento di questo centro energetico, detto in italiano chakra radice per la posizione che occupa, ovvero è posizionato proprio nella parte più bassa della nostra colonna, dove, quando ci sediamo, tocchiamo la Pachamama, connettendoci profondamente con la nostra parte più materiale, più fisica e trovando il nostro spazio nel mondo. Radicandoci appunto.
Questo centro energetico vuole proprio insegnarci a considerare la materialità in un altro modo, non facendoci perdere il contatto con tutto ciò che di fisico ci circonda (corpo compreso), ma accompagnandoci a valutare la materia come un’emanazione dello Spirito.
Noi tutti siamo infatti corpo e Spirito, il nostro compito è quello di trovare il giusto equilibrio tra questi soggetti, perchè se la nostra attenzione volge di più alla materialità, cominceremo a sviluppare in noi il desiderio di possedere beni, con un attaccamento morboso.
Muladhara ci invita a vivere, invece, questa esistenza distaccandoci dalla possessività, ma vedendo la materialità come opportunità per provare esperienze tangibili.
Questo chakra ci vuole ricordare lo scambio di profondo Amore tra noi e la Pachamama, onorando e ringraziando i frutti che ci dona ogni giorno per la nostra sopravvivenza corporea.
Ed è proprio così che riusciamo a percepire il valore di essere nel qui ed ora, nel tempo e nello spazio, apprezzando il proprio posto nel mondo. Questo chakra, infatti, afferma io appartengo, poiché è la sua energia che ci fa riconoscere nel mondo come individui unici in un Tutto.
E il riconoscersi significa anche aver trovato quella comunità in cui poter esprimersi liberamente, dove poter contribuire attivamente al miglioramento della tribù mettendo a disposizione i propri talenti, permettendoci di sentirci utili e sviluppando accettazione nei nostri confronti, anche da un punto di vista di fisicità.
Questo è ciò che ci dona Muladhara quando è in armonia, ma quando invece si perde il collegamento sano con la Terra ci si sente smarriti, si comincia a lottare con tutte le proprie forze per sentirsi parte di un qualcosa, che spesso però non ci appartiene.
Con il primo chakra in disarmonia non si riesce più a vivere una fratellanza sincera, ma invece si cerca di imporre la propria immagine a tutti i costi, rispecchiando canoni pre-impostati che non hanno alcun valore per noi.
Essere consapevoli che siamo tutti fratelli è una delle lezioni principali che ci tramanda il chakra della radice.
È in questo centro energetico che dimora il nostro istinto, come quello sessuale. Ripulendo le sue energie rinnoveremo i sentimenti verso l’altro, cercando quindi di fare veramente l’Amore e non solamente di soddisfare i nostri bisogni primordiali, agendo così sui modi di relazionarsi con il prossimo, dandogli un valore che va ben oltre la fisicità.
Il custode di questa energia è il Totem del Serpente: la sua medicina è la capacità di lasciare andare il passato attraverso il cambiamento di pelle, rinnovando così se stesso e guarendo profondamente ferite ataviche grazie al legame diretto con la Pachamama (strisciando su di essa).
Il chakra radice, situato nella zona del perineo, è legato all’intestino (in particolare al colon), agli sfinteri, alla vescica, alla spina dorsale e a tutte le ossa in generale, ai denti, alle unghie e ai capelli.
La ghiandola endocrina associata è il surrene, produttore del cortisolo, detto l’ormone dello stress.
Muladhara infatti è, come il settimo chakra, un chakra di entrata e di uscita energetica, in questo caso verso la Terra che accoglie e trasmuta la nostra energia negativa di scarto in positiva, rigenerandosi.
Questo scarico energetico ci consente di lasciare andare lo stress accumulato, permettendo al primo chakra di ritornare a vibrare alla giusta frequenza. Per ristabilire questa corretta armonia, ti invito a provare un trattamento sciamanico per comprendere al meglio gli effetti benefici di una connessione sana e sincera con la Madre Terra.
Disequilibrio a Svadhisthana, il chakra sacrale? Anche la tua creatività starà vivendo un blocco

Secondo la tradizione indiana e tibetana il nostro secondo centro energetico prende il nome in sanscrito di Svadhishthana.
Il suo simbolo è una mezza luna crescente disegnata all’interno del fiore di loto con sei petali per sancire il superamento delle principali emozioni negative, come la rabbia e l’odio.
La Luna che è raffigurata rappresenta il pianeta che più si avvicina al mondo femminile, con i suoi cicli di cambiamento (si dice che noi donne siamo lunatiche proprio perché cambiamo spesso umore), con il lato in ombra sempre nascosto per non mostrare le sue debolezze e con la forza di restare vicino alla Terra per permettergli di continuare a far scorrere i suoi fluidi, attraverso l’influsso sulle maree e su tutte le fonti acquifere sia terrestri che del corpo umano.
È infatti durante la sua fase calante che dobbiamo maggiormente concentrarci sulla nostra purificazione, in quanto i liquidi scorreranno più fluidamente e quindi le tossine saranno espulse con più facilità.
Il ciclo mestruale è un altro esempio della comunicazione Donna-Luna: della durata di 28 giorni esattamente come una lunazione, spesso comincia proprio in prossimità della Luna nuova o della Luna piena.
L’arancione brillante è il colore associato a Svadhishthana, che sia per la tradizione vedica che amerinda è simbolo di Amore puro e incondizionato. Nella tradizione dei Nativi del Nord America, infatti, l’arancione è proprio il colore che rappresenta l’Amore che va al di là di ogni difficoltà, quello associato alla Famiglia, grazie all’unione del colore rosso legato allo Spirito e al colore giallo legato alle emozioni.
Posizionato all’incirca quattro dita sotto l’ombelico, il secondo chakra è proprio correlato alle emozioni attraverso il suo elemento, l’Acqua, simbolo di generatore di Vita.
È questo, infatti, il centro energetico che afferma di creare solo bellezza, in cui la creatività è un valore indiscindibile per dare origine a nuovi essere umani, nonchè nuovi progetti custoditi nei propri sogni, affidandoci al nostro sentire e non avendo paura dell’ignoto.
Quando questo chakra risuona a giuste frequenze non accompagna più a far produrre alla porzione midollare del surrene l’ormone dell’adrenalina: è questa infatti la ghiandola endocrina associata al chakra sacrale.
Se il chakra sacrale non vibra come dovrebbe, vivremo una fase in cui ci sentiremo in pericolo costante. Bisognerà pertando resettare il nostro sistema per consentirgli il riposo necessario affinchè il livello di stress si abbassi e non ci immobilizzi.
Questo chakra è custodito, non a caso, da un potente Totem capace di farci sentire al tempo stesso il tenero contatto con il nostro bambino interiore, ma anche di infonderci l’audacia di una donna forte e coraggiosa per affrontare la trasformazione del proprio corpo, invecchiando meglio e senza paura della morte che verrà: colei è Madre Giaguaro, la forza della giungla.
Per le antiche culture orientali è il chakra sacrale che custodisce il Chi, la nostra energia interiore maggiore, la forza intrinseca in ognuno di noi. L’elemento Acqua relativo al chakra insegna che finchè il fiume scorre (in questo caso l’energia), le sue acque rimarranno limpide e pure, mentre se il fiume si stabilizza e l’acqua ristagna significa che sarà più torbido e pieno di impurità.
È nostro dovere permettere alla propria personale energia di continuare a scorrere, affinchè mantenga la nostra energia purificata e rivitalizzata.
La medicina cinese ci insegna che la nostra energia, nonchè la nostra paura, sono espressione del funzionamento dei reni, non a caso governati da questo chakra insieme a tutto ciò che di liquido c’è nel nostro corpo: il sistema linfatico e il sistema circolatorio.
Ecco che, quindi, ogni elemento associato alla circolazione è correlato a questo centro come i globuli bianchi e quelli rossi che a loro volta sono legati al minerale del ferro (molecola fondamentale per il trasporto dell’ossigeno) e a tutto il sistema immunitario, di cui l’85% è situato nel nostro intestino.
Manipura, il Plesso Solare, il terzo chakra che custodisce la tua volontà e la tua Luce

Manipura in sanscrito significa gemma grezza, facendo riferimento a tutto il potenziale che racchiudiamo in noi stessi, attualmente ancora grezzo poiché ancorato al mondo materiale e non proiettato verso l’essenza spirituale.
Manipura infatti è uno dei tre chakra più vicino all’essenza della Terra e non a quella del Cielo.
Il suo simbolo è composto, come per gli altri chakra, da un fiore di loto, al cui interno si trova questa volta un triangolo che volge il suo sguardo verso il basso, a rappresentare ancora il suo stretto legame con la Madre Terra da cui proviene la spinta dell’energia.
Il giallo radioso è il suo colore, esattamente come fosse un Sole all’interno del nostro corpo energetico, emblema maschile di forza, vitalità, energia e autostima nonché della fiducia in se stessi.
Manipura insegna a nutrirci della vera essenza della Vita, di quella potente energia racchiusa in ciascun essere vivente, si potrebbe dire un impetuoso Fuoco interiore, come l’elemento associato al plesso solare.
Pancreas, milza, cistifellea e l’apparato digerente fanno tutti capo a questo chakra. La ghiandola endocrina del pancreas in particolare, attraverso la produzione dell’ormone dell’insulina, regola la nostra energia nel corpo. L’insulina si occupa di portare zucchero nelle cellule, pertanto una disarmonia a livello del plesso solare può significare problemi alimentari o sbalzi di peso a livello profondo.
Se Manipura ruota in maniera armonica, anche la nostra digestione risulterà buona, smaltendo le sostanze in eccesso ed assimilando solo quelle necessarie.
La volontà rappresentata da questo chakra ha il valore della nostra affermazione positiva nella società attraverso l’espressione creativa: ciò deriva dal fatto che abbiamo finalmente raccolto i doni del primo e del secondo chakra, ovvero abbiamo integrato in noi la nostra femminilità e la nostra virilità, che sono le forze creatrici di Vita.
Se non portiamo nella nostra esistenza queste due parti di noi fondamentali non riusciremo a manifestare per intero il nostro potere, ovvero l’espressione della creatività attraverso i nostri talenti.
Senza il nostro potere, e quindi con un chakra in disequilibrio, vivremo in continua ricerca di soddisfazione, al costo di modificare con la forza la realtà che ci circonda per vedere i nostri bisogni soddisfatti, piuttosto che trovare la felicità che alberga dentro noi stessi.
Se riusciremo, invece, a capire che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è dentro di noi, i nostri modi diverranno gentili e pieni di umanità, sia nei confronti di noi stessi che degli altri.
È il Totem del Colibrì il custode di Manipura, un coloratissimo volatile che si nutre del nettare dei fiori e che ha un cuore che pulsa molto velocemente, raggiungendo fino a mille battiti al minuto, rappresentando così una potente energia racchiusa in un piccolissimo corpo.
Queste caratteristiche sono la sua medicina: affrontare la Vita con coraggio, non lasciandosi abbattere dalle difficoltà, superando la paura del non sopravvivere agli eventi avversi perché se si ha fede nelle proprie capacità, e se lo si desidera, si può raggiungere anche il fiore più alto.
L’affermazione di questo chakra è proprio io risplendo di Pura Luce che conferma che questo centro energetico è davvero una gemma di puro potenziale custodita dentro di noi.
Anahata, il chakra del cuore: emozioni, relazioni e guarigione energetica

Secondo la tradizione indiana e tibetana il cuore è il nostro quarto centro energetico e prende il nome in sanscrito di Anahata.
Il suo simbolo è un fiore di loto a dodici petali che rappresentano le dodici qualità divine, come l’amore, la beatitudine, la compassione e la comprensione.
Il colore verde smeraldo è legato alla speranza affidata alla Fonte e all’immortalità del nostro Spirito.
Secondo molte tradizioni, il chakra del cuore è la dimora del nostro Spirito ed è infatti qui che si apre la comunicazione con il Mondo Invisibile.
Per la posizione in cui si trova il chakra, rappresenta proprio l’equilibrio: è infatti esattamente a metà tra i sette chakra posizionati nel nostro corpo, facendo da ponte tra i primi tre più terreni e gli ultimi tre più spirituali.
Rimanere in equilibrio con noi stessi significa riconoscere questa dualità anche in tutti gli elementi della Natura, osservando in essi il miracolo dell’unione del Padre con la Madre.
Racchiude in sé due triangoli, uno che punta verso il basso, la Terra ed il femminile, ed uno che volge verso l’alto, il Cielo ed il maschile. Ciò ricorda il perfetto equilibrio tra mondo materiale e mondo spirituale, nonché l’unione con il Tutto.
È il cuore uno degli organi associati a questo chakra, insieme ai polmoni, alla gola e alla ghiandola endocrina del timo.
Il cuore è colui che si occupa di gestire il tempo nel nostro corpo, poiché il suo battito, come quello di un tamburo, scandisce perfettamente il ritmo del nostro intero sistema.
Questo battere del tempo ci fornisse un’indicazione di come dovremmo vivere la nostra vita, seguendo più pedissequamente il ritmo che ci suggerisce il nostro tamburo: re-impostando infatti il sistema del corpo secondo il suo naturale tempo, ritroveremo la sincronizzazione di tutto quanto è in noi, vivendo secondo la nostra natura. Se si perde il ritmo, perderemo l’armonia con noi stessi e con il Tutto che ci circonda.
La ghiandola del timo contribuisce a mantenere il benessere del nostro corpo attraverso la regolazione del sistema immunitario, mezzo con cui il fisico si difende affinchè riconosca i corpi estranei ed agisca per proteggerci.
Uno scompenso potrebbe portare all’insorgere di patologie di origine autoimmune, ovvero all’attacco del sistema immunitario verso tutto il corpo, organi compresi.
Spesso queste malattie autodistruttive sono derivanti dal fatto che non siamo in armonia con noi stessi, che non ci vogliamo sinceramente bene e pertanto inconsciamente il nostro corpo non riconosce se stesso.
Il chakra del cuore è strettamente legato alle emozioni e a tutto ciò che proviamo anche verso di noi, perciò ha necessità di vibrare con frequenze positive così da raggiungere il benessere psico-fisico-emozionale per ritrovare la propria essenza.
Questo chakra ci fa comprendere il bisogno di rinnovamento con uno sguardo più verso l’Alto, verso il Mondo spirituale: cambiando la prospettiva riusciremo a vedere meglio il nostro percorso, assaporando un’Aria diversa e più pura, come l’elemento di questo chakra e di colui che ne custodisce il potere, il Totem dell’Aquila.
È grazie alla sua medicina che riusciremo a librarci al di sopra delle preoccupazioni quotidiane e delle battaglie giornaliere che ci impediscono di guardare davvero chi siamo.
Gli occhi dell’Aquila ci mostrano il nostro passato e il nostro futuro in maniera chiara e nitida, facendoci capire da dove veniamo e dove siamo diretti, non chiudendo il nostro sguardo alle singole situazioni, affinchè il presente sia in equilibrio.
Questa accettazione ci porta a relazionarsi pacificamente con ogni essere vivente che incontriamo lungo la nostra strada perché considerato un simile, vibrando insieme in una sinfonia meravigliosa che raggiunge ogni parte del Cosmo.
Proviamo Munay, l’Amore incondizionato e disinteressato verso ogni singola forma di vita, quindi tutta la Creazione. È un Amore che ci fa agire con compassione verso gli altri e non con egoismo.
Questo significa concedere la libertà suprema a ciascun essere di mostrare il suo lato migliore, ricongiungendosi poi nella Fonte Universale d’Amore.
Spesso nelle relazioni affettive ci si imbatte in rapporti in cui il volere dell’uno si impone su quello dell’altro, generando in entrambi scontentezza all’interno della coppia.
Essere consapevoli che dentro di noi c’è tutto l’Amore di cui abbiamo bisogno porterà a chiederci come poter contribuire nella nostra relazione e non come imporre i nostri bisogni.
È il chakra del cuore che afferma io amo senza condizioni, accettando tutte le sfaccettature del nostro partner, lasciandogli la libertà di mostrarsi ed evolvendo giorno dopo giorno insieme verso la Luce, affinchè possiamo vivere in uno stato di completezza.
Vishuddha, il quinto chakra della gola, dove la comunicazione delle tue emozioni è al centro

Il chakra della gola è l’unico governato da due elementi: l’Etere, l’energia sottile e rarefatta nell’aria, ed il Suono, l’energia del movimento delle particelle e che permette di distinguere e rendere unica la nostra tonalità di voce. Con i primi quattro chakra abbiamo visto gli elementi fondamentali (Terra, Acqua, Fuoco e Aria); questo è il primo centro energetico che detiene due elementi non materiali.
Il fiore di loto ha ora sedici petali, come le vocali del sanscrito.
Vishuddha, nome di questo chakra, governa la tiroide, la gola, nonché l’espressione attraverso l’utilizzo della parola. La sua affermazione principale è infatti io mi esprimo, perchè è il centro della comunicazione verbale tra le persone e con tutte le forme di vita.
Vishuddha ci insegna che non solo ci si può esprimere con la voce (elemento Suono) ma ci si racconta più spesso senza aver bisogno di dire nulla (elemento Etere). La comunicazione essenziale, quella non verbale, deriva da un ascolto profondo, perché se riusciamo a percepire intorno a noi il mondo sottile saremo capaci di comunicare con il Tutto.
Si chiama telepatia la comunicazione non verbale che avviene attraverso il pensiero, ma spesso si comunica tra esseri viventi attraverso le emozioni, ovvero con un dialogo empatico dove si è veramente connessi gli uni agli altri.
La ghiandola endocrina che governa il chakra della gola è la tiroide (insieme alle paratiroidi), organo fondamentale per la comunicazione corretta dei sistemi di trasporto all’interno del nostro corpo fisico: essa trasmette i messaggi necessari per regolare la temperatura corporea e la sua energia.
Se la tiroide manifesta qualche disfunzione ci sentiamo carichi di stress perchè il nostro sistema non comunica più perfettamente con se stesso e così nemmeno noi riusciamo ad esprimere cosa ci succede in maniera esaustiva. Non riusciremo ad esprimere nemmeno le emozioni che stiamo vivendo, manifestando spesso quella sensazione fastidiosa di “nodo alla gola” per aver inevitabilmente represso tutto quello che avremmo voluto dire.
Un chakra della gola in armonia permette di trovare un vocabolario appropriato per raccontare ciò che proviamo, per dare voce ai nostri sentimenti.
Gli antichi sciamani conoscevano il procedimento che adotta la nostra anima nel momento in cui vive una situazione traumatica: una parte di essa si allontana affinchè non si ricordi più quell’evento, creando così un vuoto energetico dalle vibrazioni molto basse. Questa disarmonia non ci permette più di raccontare la verità.
La pratica del recupero dell’anima consente di riportare in armonia anche Vishuddha. Rivolgersi al custode di questo chakra attraverso il Viaggio sciamanico è senza dubbio un metodo che può permetterci di raccontare la nostra storia con profonda saggezza: Lord Huascar è il signore del Mondo Inferiore e custode delle anime; è un personaggio vissuto al tempo degli ultimi Inca durante la conquista dell’impero da parte degli spagnoli.
Nella lingua Quechua dei popoli andini esiste la parola Ayni per esprimere il concetto di giusta relazione con il Cosmo, quello che esattamente accade quando il nostro chakra della gola è allineato al Tutto.
Il suo colore azzurro intenso con una Luce bianca nel suo centro semplifica il concetto di calma interiore con una profonda illuminazione per raggiungere la Verità.
Ajna, il terzo occhio, il sesto chakra per sviluppare intuizione e chiarezza interiore

Secondo la tradizione indiana e tibetana il terzo occhio è il nostro sesto centro energetico e prende il nome in sanscrito di Ajna.
Il suo simbolo è un fiore di loto al cui interno troviamo un triangolo che volge verso il basso, equilibrando quindi gli aspetti tra la materialità e la spiritualità. Il fiore ha due soli petali come i suoni della parola Om.
Il colore blu indaco del simbolo rappresenta una tonalità mistica che custodisce una saggezza superiore ed un rapporto costante con il proprio intuito, e il suo elemento è la Luce dell’illuminazione divina.
Ajna è il primo chakra che comincia a metterci in relazione diretta col Cielo, poiché, come abbiamo visto, gli altri centri energetici sono più legati alla Terra ed al nostro io personale, mentre qui, per la prima volta, cominciamo a sentire il legame con la Fonte Universale.
Posizionato leggermente sopra la radice del naso, tra le sopracciglia, il sesto chakra governa la ghiandola pineale, ghiandola endocrina responsabile del ciclo sonno-veglia, che svolge un grande contribuito per l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che gestisce la nostra paura.
Proprio per quest’ultimo motivo, il terzo occhio aiuta a liberarci dall’istinto che ci blocca nelle varie situazioni della vita, ridonandoci la capacità di vedere realmente le cose per ciò che sono, comprendendone la verità più profonda e raggiungendone l’essenza.
È infatti l’affermazione io vedo solo la Verità relativa al sesto chakra da cui valica totalmente il nostro ego così che possiamo ritrovare il legame con il Grande Spirito e con la Madre Terra, per comprendere al meglio quanto tutto sia interconnesso e dove ognuno ricopra il suo ruolo affinchè possa dare il suo contributo alla comunità.
Nella cultura andina con il termine Kawak si intende colui in grado di vedere il Divino in ogni cosa. Ecco, il terzo occhio ci ricorda che ora siamo Kawak, poiché siamo riusciti ad aprire l’occhio del cuore e non l’occhio della materia, per vedere davvero la bellezza della Fonte nella Natura con occhi pieni di meraviglia e senza preconcetti o sospetto verso il prossimo.
Anche il gesto del Namastè ricorda come noi esseri viventi racchiudiamo uno Spirito che è appunto una parte del Padre: durante il saluto le nostre mani toccano il cuore, casa dello Spirito, il terzo occhio, perché è solamente grazie alla sua energia che percepiremo l’essenza del Creato, ed il chakra corona, il collegamento diretto con la Fonte.
Il custode del chakra è Lord Quetzalcoatl, Signore dell’alba, portatore del giorno, Luce della Stella del mattino.
È il Dio Serpente-piumato, custode della medicina sia della guarigione del Serpente sia della celebrazione alla Vita del Colibrì: potremmo perciò definirlo un guaritore della nostra esistenza.
Si sentono spesso le persone affermare di voler “aprire il terzo occhio” per riuscire a vedere le energie sottili, ma in realtà ci si confonde col fatto che questo chakra non si deve sviluppare per ottenere il massimo risultato, bensì lo si deve liberare da energie che bloccano la sua rotazione e non gli permettono di raggiungere uno stato armonico.
Nel momento in cui il chakra ritornerà ad avere tutta la sua forza, il terzo occhio risulterà infatti pienamente funzionante.
Riportare il chakra in armonia significa ottenere l’accesso al Mondo dell’Invisibile, imparando dai chakra precedenti che la comunicazione può avvenire non solo con la visione, ma anche con la telepatia e con l’empatia.
Sahasrara, il settimo chakra dell’illuminazione divina

Questo settimo chakra è associato alla ghiandola pituitaria (o ipofisi) ed al cervello. È posizionato esattamente al centro della nostra scatola cranica, la cosiddetta fontanella, termine che già identifica un’affluenza di qualcosa, in questo caso dell’Energia della Fonte Universale.
È infatti Sahasrara, dal colore viola intenso (simbolo di trasmutazione di tutte le impurità in perfezione), la porta che ci permette di comunicare con l’energia del Cielo. È il fiore di loto dai mille petali che qui ci ricorda l’immensità del Creato e la connessione che abbiamo con esso attraverso questo portale.
L’elemento Pensiero associato a questo centro energetico ci riporta subito alla sua medicina, ovvero quella di guidarci ad una conoscenza trascendente, liberando la nostra mente da pregiudizi e condizionamenti che ci siamo costruiti durante questa vita e quelle passate, che col tempo sono diventati veri ostacoli per riuscire a vivere nel presente secondo la nostra vera natura.
L’affermazione di questo chakra è io so, con il significato che si è a conoscenza di non sapere mai abbastanza quanta meraviglia custodisce la Vita.
Ora si vuole apprendere più cose possibili in maniera pura e saggia per ottenere una profonda conoscenza di ciò che ci circonda, sperimentando in prima persona senza i dettami della società.
Il suo custode è per la tradizione andina Lord Pachacuti, padre di Huascar nonché guardiano del Mondo Superiore. Egli ci ricorda che in quella dimensione svanisce la concezione del tempo, si parla direttamente di infinito.
In questa realtà che viviamo siamo attanagliati dal tempo, ci sentiamo come se ne avessimo sempre troppo poco, restando prigionieri di concezioni che non ci fanno progredire verso il nostro destino. Liberandoci dalla concezione di tempo ci accorgeremo di non essere più spaventati dalla morte, dalla vecchiaia, dalla malattia, ma di vivere pienamente il dono della nostra vita in benessere ed in armonia con il Tutto.
È importante equilibrare il chakra corona proprio per diventare consapevoli delle vocazioni che abbiamo in questa esistenza, realizzando i nostri sogni custoditi davvero nel cuore senza alcun ostacolo fisico e senza paura di fallire o di manifestare ciò che desideriamo.
Infatti, se Sahasrara è disarmonico, si vivrà una regressione spirituale che però porterà a pensare che sia una vera illuminazione, perché si assistererà a soddisfazioni prettamente personali che sfoceranno in certezze autoreferenziali. Questo è ovviamente un meccanismo dell’ego materialista, che necessita di possedere solamente lui le cose. Invece la Luce arriverà quando riusciremo a condividere i nostri talenti con la comunità in umiltà e modestia.
Due chakra fondamentali per il nostro percorso verso la Luce
Dei sette chakra maggiori racchiusi nel nostro corpo ne abbiamo appena parlato. Ma secondo la tradizione andina, ve ne sono due dall’importanza inestimabile.
Sono situati fuori dal nostro corpo, ma il loro valore rappresenta, a mio giudizio, la chiave di svolta nel nostro percorso di crescita personale e spirituale.
L’ottavo e il nono chakra secondo la tradizione andina
Ogni cultura ancestrale vedeva il nostro corpo energetico secondo le proprie simbologie, non raffigurando così questi centri energetici con fiori di loto o altri simboli legati alla tradizione induista.
Sulle Ande, ad esempio, i chakra vengono definiti Ruote di Luce, dove il simbolo di una luce colorata secondo l’energia del chakra di riferimento è la maniera in cui compaiono nelle raffigurazioni.
Nella tradizione nativa delle Ande questi chakra (o Ruote di Luce appunto) sono in realtà nove: i sette appena descritti corrispondono anche alla loro visione, con i Totem di riferimento che abbiamo visto, ma se ne aggiungono due che dimostrano avere un valore inestimabile.
L’ottavo chakra è situato sopra la nostra testa a circa 15 centimetri, esattamente come fosse un Sole radioso che ci illumina e ci scalda con la sua energia proveniente direttamente dal Grande Spirito attraverso il suo tramite Lord Wiracocha, divinità solare e maestro del Mondo Superiore secondo l’antica tradizione Inca. E’ di colore oro e noi occidentali lo conosciamo meglio come l’aureola.
Il suo elemento è l’anima ed è infatti qui che ne risiede il concetto. C’è chi sostiene che questo centro custodisca anche l’estensione dell’idea di malattia e del rapporto tra Spirito e materia, in quanto canale di connessione tra il mondo materiale e quello spirituale.
Questo ottavo chakra viene chiamato dai popoli nativi Wiracocha, dove Wira significa sacro mentre choca significa fonte, ovvero la fonte di ciò che è sacro in me. Attingeremo direttamente da qui una ricarica incredibile grazie alle alte frequenze della Fonte Universale.
Questo ci permette di vivere la nostra vita illuminati da una Luce che risplende in noi e non ci fa avere più paura nè del buio nè della fine del tempo. Qui capiremo che possiamo vivere nell’infinito, regalandoci una saggezza tale da farci capire che noi siamo già infinito.
Mentre il Wiracocha è dove Dio dimora in noi, il nono chakra è dove noi risiediamo nel Creatore, nel Grande Spirito.
Questo centro energetico è infatti situato al centro dell’Universo, nel cuore del Padre.
Qui ci sentiamo fratelli con qualsiasi altro essere vivente e ciascuno lavora per il benessere della collettività attraverso il proprio talento. La communità qui nel nono chakra è davvero sacra.
Il suo colore è Pura Luce bianca ed il suo elemento è lo Spirito. Qui scopriremo tutto l’Amore che ci avvolge nella Vita, che è in verità già dentro di noi, affinchè ci guidi sempre nell’evolverci verso il Bene Supremo.
Il nono chakra rappresenta la saggezza che si può ottenere ma che non si può insegnare: questo ci fa riappropriare del sentimento di essere per davvero i Custodi della Terra, coloro che si occupano di proteggere e preservare il proprio pianeta.
Ed è con questa visione che vi invito a sperimentare ogni energia di questi centri, poichè il proprio percorso di crescita comprende un viaggio all’interno del proprio Spirito, andando a connettersi con ogni parte di sè per svilupparla e conoscerla a fondo.
In questo cammino di riscoperta potremo addentrarci in ogni ambito della nostra vita per sanare eventuali traumi e cominciare a costruire una vita che ci rispecchi alla perfezione.
In fondo, lo scopo ultimo dello studio dei chakra è proprio quello di avvicinarci a guarire profondamente le nostre ferite, permettendo alla nostra vita di fluire senza intoppi.
Nel mondo sciamanico, l’osservazione del chakra ci aiuta a comprendere dove la tua energia sta perdendo equilibrio. Se senti che è arrivato il momento di liberare i tuoi chakra da eventuali energie disarmoniche, ti aspetto in Studio per scoprire il mio approccio per restituirti la tua armonia. Io ti aspetto per crescere insieme verso la Luce.
Ti abbraccio,
Ele



